Senza voler entrare nel dibattito politico sulla polemica del momento, e cioè sulla riforma del processo penale, prescrizione compresa, credo che sia urgente qui fare un ragionamento che potremmo definire "pre-giuridico". Vorrei stimolare la nostra attenzione verso un fenomeno che da tempo sta interessando la nostra cultura di popolo elettore, prima ancora che di addetto ai lavori. E non si tratta di un fenomeno esclusivamente italiano, ma percorre tutte le nazioni di democrazia liberale costituzionale occidentale. 

L'uomo bollito
Ricordiamo qui il famoso esempio della persona viva che, immersa in un pentolone di acqua fredda sotto la quale vene acceso il fuoco, non si accorge di stare per essere bollito ma, pian piano, si adatta alle temperature via via più elevate sino a che non sviene prima e quindi muore.
La stessa cosa accade per le istituzioni democratiche: pian piano si effettuano dei piccoli cambiamenti, delle modifiche che sul momento non creano allarme e che anzi sono chieste a gran voce dalla maggioranza dei cittadini e quindi del Parlamento, così come all'uomo in pentola il primo intiepidirsi dell'acqua fredda appare addirittura piacevole. Ma questi successivi piccoli cambiamenti possono però portare al risultato di uccidere la nostra democrazia repubblicana senza che ce ne accorgiamo, se non quando è troppo tardi.
È il caso di quello che sta accadendo nel dibattito sulle modifiche del sistema giudiziario. La modifica pericolosa che pian piano sta prendendo piede, che va inconsapevolmente nella direzione della bollitura finale del nostro sistema di garanzie costituzionali, è oramai condivisa da larga parte dell'opinione pubblica, dei politici, degli addetti ai lavori e dei giornalisti.
Quindi, per suonare una campana di allarme per il nostro sistema democratico costituzionale, è bene far notare alcune cose. 

I trucchetti

In un sistema giudiziario garantito da regole certe, il diritto di difesa è considerato un pilastro senza il quale si scivola verso quello che accade nelle peggiori dittature o sistemi illiberali. Sia i politici più giustizialisti, che i corsivisti più infoiati, che persino i magistrati nella loro totalità, si dicono strenui difensori del "diritto di difesa" dell'imputato come pilastro democratico di garanzia fondamentale. Ebbene, il diritto di difesa non si esercita solo con le argomentazioni nel merito, come pensano i cittadini comuni, ma anche (a volte soprattutto)  con eccezioni di tipo procedurale o squisitamente formale. La correttezza delle notifiche, delle procedure di acquisizione di una prova, di una dichiarazione o anche di una analisi tecnica e tanti altri aspetti, appunto di "forma" e non di "merito", fanno parte appieno del diritto di difesa, in una democrazia con garanzie. Insomma è diritto dell'accusato quello di verificare la correttezza delle procedure che lo hanno portato in stato d'accusa. Difendersi nel merito delle accuse che vengono formulate è l'altra parte del diritto di difesa, ma non ne rappresenta l'azione esclusiva.
Ecco che adesso, tra la gente comune e tra molti addetti ai lavori, questo aspetto del diritto alla difesa viene invece derubricato come "trucchetti per farla franca". Così come anche il richiamo a un utilizzo più stringente e limitato della carcerazione preventiva viene bollato come "scusa per non far fare il carcere ai potenti".
Insomma l'indignazione di parte dell'opinione pubblica è verso tutti quei corrotti che la fanno franca grazie ai "trucchetti" e che alla fine "non fanno nemmeno un giorno di galera".
Indignazione comprensibile, potremmo dire anche noi. Ma c'è un "ma" che è grande come una casa. 

I colpevoli che la fanno franca

Eccoli i colpevoli che cercano tutti i mezzi possibili per farla franca: eccezioni di forma, di non corrette citazioni, di dichiarazioni raccolte senza le garanzie e così via. I colpevoli le tentano tutte pur di farla franca.
I colpevoli.
Eccolo il problema dei problemi. È senso comune oramai il fatto che i colpevoli usino tutti questi "trucchetti" per eludere la giusta pena.
L'acqua da fredda è diventata calda e il prossimo passo è la bollitura.
Non vedo, non sento e non leggo da nessuna parte quella che dovrebbe essere l'obiezione fondamentale in merito: il "colpevole" che cerca di farla franca, chi ha deciso che è "colpevole"? È questo il vero problema, non altro. Chi è che decide che quell'imputato che sta esercitando il suo diritto di difesa è "colpevole"? Chi è che si arroga il diritto di definirlo "colpevole che usa trucchetti"?
Purtroppo questo è il problema più grave di tutta la questione, perché definendo un imputato "colpevole" prima di qualsiasi verdetto emesso da un tribunale regolare al termine di un regolare processo con le garanzie di legge, gli si sta negando due diritti contemporaneamente: il diritto di difesa e il diritto a essere considerato innocente sino a sentenza definitiva.

Fino a che un imputato viene pre-condannato a parole al bar dagli avventori occasionali, è un conto. Quando la "sentenza preventiva sommaria" viene emessa dai social o da qualche editorialista che si guadagna da vivere alimentando la foia giustizialista, la cosa diventa più grave. Ma quando a fare questo discorso è un esponente di uno dei poteri fondamentali dello Stato Repubblicano Democratico, la cosa comincia a sfiorare pericolosamente elementi di eversione sostanziale dell'ordine costituzionale.
Faremo il bollito quando faremo strame per i porci dei principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale. Ma dobbiamo allarmarci ogniqualvolta il discorso prende una piega pericolosa. Condannare le persone prima di un regolare processo, negare loro il più ampio diritto di difesa, è il primo passo per i tribunali del popolo e le forche in piazza. La bollitura definitiva della nostra democrazia.

Restiamo vigili.

Renato Chiesa