Sentenze

Secondo le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 20544 del 29/07/2008), la sanzione accessoria della decurtazione dei punti-patente è illegittima in assenza dell'istituzione dei corsi di recupero. Pertanto, se nel comune di residenza dell'automobilista multato non sono stati ancora istituiti i corsi di recupero, i punti non possono essere decurtati.

Secondo la Cassazione (sentenza n° 10857 del 29/04/2008), se le piastrelle del pavimento presentano fessure e rotture causate dall'errata posa del sottofondo, si può invocare la responsabilità del costruttore-venditore. Quando acquista un immobile, l'acquirente è tutelato per eventuali danni strutturali dall'art. 1669 del codice civile, che consente, sia al committente dell'immobile sia all'acquirente ultimo, di rivolgersi al costruttore per ottenere il risarcimento del danno o la riparazione. La garanzia, però, può essere richiesta solo nel caso in cui l'edificio presenti evidente pericolo di rovina o gravi difetti, per vizio del suolo o per difetto della costruzione che danneggi lo stabile entro un decennio dal suo compimento. La giurisprudenza ha allargato i gravi difetti anche ai vizi che, pur non incidendo sulla statica del fabbricato, compromettono in modo grave la funzione cui esso è destinato.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno messo fine al contrasto giurisprudenziale in materia di risarcimento del danno esistenziale. L'infelicità, secondo gli Ermellini, non può essere risarcita giacchè, sottolinea la Corte, non è possibile invocare “diritti del tutto immaginari, come il diritto alla qualità della vita, allo stato di benessere, alla serenità”, per poterli dire risarcibili. In sostanza, spiegano le Sezioni Unite, non esiste "il diritto ad essere felici". Questa decisione (Sentenza n. 26973/2008) è ribadita in quattro sentenze delle sezioni unite civili che dicono tutte no al riconoscimento del 'danno esistenziale'.

"Il danno non patrimoniale -scrivono i giudici della Corte - e' categoria generale non suscettiva di suddivisione in sottocategorie variamente etichettate. In particolare, non puo' farsi riferimento ad una generica sottocategoria denominata 'danno esistenziale' perchè attraverso questa si finisce per portare anche il danno non patrimoniale nell'atipicità in cui tuttavia confluiscono fattispecie non necessariamente previste dalla norma ai fini della risarcibilità di tale tipo di danno, mentre tale situazione non e' voluta dal legislatore ordinario". In questo modo, chiarisce la Corte, "sono palesemente non meritevoli della tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale, ai quali ha prestato tutela la giustizia di prossimità". Niente risarcimento dunque per danni alla qualità della vita, allo stato di benessere, alla serenità: in definitiva al diritto ad essere felici. Fuori dei casi stabiliti dalla legge ordinaria, "solo la lesione di un diritto inviolabile della persona concretamente individuato e' fonte di responsabilità risarcitoria non patrimoniale".

La terza Sezione Civile della Cassazione ha dichiarato vessatoria e, quindi, illegittima la clausola delle polizze infortuni secondo cui “il diritto all’indennità per invalidità permanente è di carattere personale e, quindi, non è trasmissibile agli eredi”, specificando che tale clausola non serve a delimitare l’oggetto del contratto (come sostenuto dalla compagnia di assicurazione) ma costituisce una vera e propria limitazione della responsabilità dell’assicuratore, in quanto consente all’assicuratore di sottrarsi al pagamento anche nel caso in cui la mancata liquidazione sia avvenuta per sua negligenza (Cass. Civ., Sez. III, sent. 395/2007)

La Corte Costituzionale, con sentenza n° 369/2008, ha cassato una disposizione di legge emanata dalla Regione Lombardia (art. 45, comma 4, L.R. 16/07/2007 n° 15) in base alla quale il proprietario di un immobile che presenti una denunzia di inizio attività per l’apertura di un bed and breakfast nel proprio appartamento deve produrre l’autorizzazione condominiale, pena il diniego dell’autorizzazione comunale. Secondo la Corte, tale disposizione è illegittima in quanto, incidendo direttamente sul rapporto civilistico tra condomini e condominio, legifera in materia riservata alla legislazione esclusiva dello Stato.

Per la seconda Sezione Penale della Cassazione, “in un diffuso contesto di difficoltà di reperimento di impiego, l’imprenditore che prospetta, quale condizione per l’assunzione, l’accettazione delle condizioni lavorative non corrispondenti a quanto stabilito dalle norme giuslavoristiche, pone in essere una minaccia rilevante ai sensi dell’art. 629 c.p., a nulla rilevando la legittimità della forma (contratto), posto che anche uno strumento previsto dal diritto può essere impiegato per ottenere un profitto ingiusto (forza lavoro a costo irrisorio) con altrui danno. In tal guisa vengono ricondotti alla volontà dell’agente sia il male consistente nell’accettazione della richiesta, sia il fattore esterno ed indipendente coincidente con le condizioni del mercato del lavoro, cui lo stesso non ha mai contribuito” (Cass. Pen., Sez. II, 5 ottobre 2007 n° 36642)

In molti parcheggi per auto si trovano avvisi del genere: "In caso di furto o danni la direzione declina ogni responsabilità". Si tratta di avvisi privi di valore: il gestore del parcheggio è infatti responsabile di quanto lasciato in custodia. 

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, infatti, il contratto di parcheggio non si conclude soltanto con la consegna del veicolo ad una persona fisica, ma può realizzarsi anche attraverso l'introduzione del mezzo nell'area adibita a parcheggio, previo pagamento del pedaggio attraverso apparecchiature automatiche. Se dunque siamo all'interno di un contratto, l'avviso esposto prima dell'ingresso, in base al quale la direzione dichiara di non rispondere del furto del veicolo lasciato all'interno del parcheggio, costituisce una clausola limitativa della responsabilità di carattere vessatorio che, per essere efficace, deve essere approvata specificamente per iscritto da parte dell'utente (Cass., sent. n° 1957/2009).