Sentenze

Secondo il Tribunale di Treviso, sezione distaccata di Conegliano, l'errato intervento chirurgico che abbia provocato gravi danni al paziente determina il diritto al risarcimento, ex art. 2059 c.c., anche grazie alle semplici presunzioni (Tribunale di Treviso, Sez. Dist. Conegliano, RG 1132/07, sentenza del 11/01/2010) 

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno di recente statuito che l'impugnazione del licenziamento, proposta con atto stragiudiziale, se proposta entro i termini di legge è valida e perfetta anche se perviene al datore di lavoro oltre il termine di legge previsto dall'art. 6 della Legge 15 luglio 1966, n° 604, e cioè oltre i sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento (Cass., S.U., sent. n° 8830 del 14 aprile 2010).

Con una recentissima sentenza del luglio 2010 la Terza Sezione della cassazione Civile ha statuito, richiamando alcune precedenti pronunce, i seguenti due principi in materia di risarcimento del danno alla casalinga:

- il pregiudizio economico che subisce una casalinga menomata nell'espletamento della sua attività in conseguenza di lesioni subite è pecuniariamente valutabile come danno emergente, ex art.1223 cod civ. (richiamato "in parte qua" dal successivo art. 2056) e può essere liquidato, pur in via equitativa, anche nell'ipotesi in cui la stessa sia solita avvalersi di collaboratori domestici, perché comunque i suoi compiti risultano di maggiore ampiezza, intensità, responsabilità rispetto a quelli espletati da un prestatore d'opera dipendente (Cass. Sentenza n. 19387 del 28/09/2004); 

- nella liquidazione del danno alla persona, il criterio di determinazione della misura del reddito previsto dall'art. 4 della legge 26 febbraio 1977, n. 39 (triplo della pensione sociale), pur essendo applicabile esclusivamente nei confronti dell'assicuratore della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli e dei natanti può essere utilizzato dal giudice, nell'esercizio del suo potere di liquidazione equitativa del danno patrimoniale, conseguente all'invalidità, che è danno diverso da quello biologico, quale generico parametro di riferimento per la valutazione del reddito figurativo della casalinga (Cass. Sentenza n. 15823 del 28/07/2005). 

Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, sentenza 20 luglio 2010, n° 16896

Il committente di un appalto di opere o di servizi è obbligato in solido con l’appaltatore e con gli eventuali subappaltatori a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e previdenziali dovuti 

Il committente di un appalto di opere o di servizi è obbligato in solido con l’appaltatore e con gli eventuali subappaltatori a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e previdenziali dovuti.

Il comma 911 dell’art. 1 della legge finanziaria 2007, modificando nuovamente il comma 2 dell’art. 29 del d.lgs. n. 276/2003 (il decreto attuativo della “legge Biagi”), determina specifiche garanzie per i dipendenti di imprese operanti nell’ambito di appalti, configurando in capo al committente una specifica responsabilità in solido con i soggetti esecutori dell’opera o dei servizi, sia in primo che in secondo livello, per l’assolvimento degli obblighi inerenti la corresponsione delle retribuzioni ed il versamento dei contributi previdenziali.

La disposizione (già introdotta dalla legge n. 248/2006 ed ora rimodulata nella sua portata temporale, da uno a due anni) riferisce la responsabilità ai committenti imprenditori (pertanto soggetti esercenti attività commerciale secondo quanto prefigurato dall’art. 2082 del Codice civile) o comunque datori di lavoro: resterebbero pertanto escluse le amministrazioni pubbliche (amministrazioni statali, enti locali, ecc.), in quanto soggetti non connotabili come imprenditori (in tal senso si è espressa anche l’ANCE, nella circolare n. 6 del 22 gennaio 2007), mentre la previsione risulta applicabile alle Società partecipate (data la loro natura imprenditoriale), nonché ai concessionari di lavori o di servizi.

La norma esplica la sua efficacia su un piano temporale ampio, individuato in due anni dalla cessazione dell’appalto e connota l’interazione obbligatoria per la responsabilità solidale tra il committente e l’intero novero dei soggetti impegnati nella realizzazione dell’appalto, siano essi appaltatori o subappaltatori.

Con sentenza delle Sezioni Unite, la Cassazione ha definitivamente sancito che il termine di 150 giorni concesso alle Pubbliche Amministrazioni per notificare i verbali di contestazione delle violazioni del Codice della Strada, nell'ipotesi in cui il destinatario abbia mutato residenza, decorre dalla data di annotazione della variazione di residenza negli atti dello stato civile (e non dalla data di annotazione della variazione nel Pubblico Registro Automobilistico).

(Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, sentenza n° 24852 del dicembre 2010)

Il Tribunale di Salerno si è pronunciato in ordine alla delibera di installazione di un impianto di videosorveglianza per le aree comuni di un condominio, per finalità di sicurezza e serenità nel godimento delle aree comuni. 

Secondo il Giudice "il discorso appare inevitabilmente complicato già a monte, non tanto, quindi, come sostengono contrapponendosi i contendenti, con riferimento all'analisi del profilo passivo del trattamento dei dati, quanto piuttosto con riguardo al riscontro del profilo attivo, vale a dire in ordine alla esatta individuazione del soggetto che possa qualificarsi appropriatamente come "Titolare del trattamento", ex art. 28 d.lg. n. 196 del 2003, invero al titolare soltanto spettando di decidere le finalità e modalità di trattamento dei dati personali. Non è quindi qui decisivo accertare se le modalità di installazione del sistema di videosorveglianza da parte del Condominio resistente possano integrare il delitto di interferenza illecita nella vita privata, ai sensi dell'art. 615-bis c.p., ovvero quindi se l'angolo visuale delle riprese sia opportunamente limitato ai soli spazi pertinenza condominiale (ad esempio, cortili, pianerottoli, scale), e non quindi esteso alle zone di proprietà individuale (ad esempio antistanti l'accesso alle abitazioni dei condomini). Ciò attiene al diverso profilo, esulante dall'ambito ristretto dell'impugnativa di delibera condominiale ex art. 1137 c.c., correlato piuttosto alle vigenti norme dell'ordinamento civile e penale in materia appunto di interferenze illecite nella vita privata". 

Viceversa, "la questione posta dall'impugnativa di delibera in esame è in definitiva se l'installazione dell'impianto di videosorveglianza per il perseguimento di finalità trovi, allo stato della legislazione, il proprio soggetto "Titolare del trattamento" nell'assemblea dei condomini, cui appartenga davvero il potere di decidere le finalità e modalità di trattamento dei dati personali. Fermo restando che nel Provvedimento generale sulla videosorveglianza dell'8 aprile 2010 dell'Autorità garante è stato previsto che il consenso non sia neppure necessario nel caso in cui il trattamento venga eseguito da parte dei condomini anche per il tramite della relativa amministrazione, purché vengano rispettate le prescrizioni del Codice Privacy, rimane qui da fare la constatazione della finalità extracondominiale perseguita dalle deliberazioni impugnate del 29 giugno 2009 e del 14 dicembre 2009 assunte dal Condominio". 

In definitiva, secondo il Giudice "L'assemblea di Condominio non può infatti validamente perseguire, con una deliberazione soggetta al suo fisionomico carattere maggioritario, quella che è la tipica finalità di sicurezza del Titolare del trattamento il quale provveda ad installare un impianto di videosorveglianza, ovvero i "fini di tutela di persone e beni rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo, o finalità di prevenzione di incendi o di sicurezza del lavoro". L'oggetto di una siffatta deliberazione non rientra dunque nei compiti dell'assemblea condominiale. Lo scopo della tutela dell'incolumità delle persone e delle cose dei condomini, cui tende l'impianto di videosorveglianza, esula dalle attribuzioni dell'organo assembleare. L'installazione della videosorveglianza non appare di per sé prestazione finalizzata a servire i beni in comunione, né giova addurre l'innegabile maggior sicurezza che ne deriva allo stabile nel suo complesso, di fronte ad una deliberazione che coinvolge il trattamento di dati personali di cui l'assembla stessa non è affatto titolare, e che è volta ad uno scopo estraneo alle esigenze condominiali, di per sé cioè non rientrante nei poteri dell'assemblea (da Cassazione civile, sez. II 20/04/1993 n. 4631)". 

(Tribunale Civile, Ordinanza 14 dicembre 2010)

La Cassazione ha di recente sottolineato che anche i figli che convolano a nozze possono avere diritto, in alcuni casi, ad essere mantenuti ancora dai genitori. Il matrimonio di un figlio infatti, ricorda la Corte, non è condizione di per sè sufficiente per motivare la sospensione dell'assegno di mantenimento a carico dei genitori, in assenza di ulteriori condizioni che attestino di un mutamento sostanziale, sia economico che personale, nella vita del figlio.

Chi viene investito da un'auto pirata, che poi fugge senza consentire l'individuazione, ha diritto di chiedere il risarcimento del danno subito allo speciale Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada. Non si può addosaare alcuna responsabilità alla vittima se quest'ultima non ha fatto in tempo a identificare il numero di targa del piarat della strada. Secondo la Cassazione, in vicende del genere è fondamentale valutare con estrema attenzione le condizioni fisiche e psichiche della vittima dopo l'incidente. In quei momenti, lo shock può impedire all'investito di avere le forze per identificare il responsabile dell'incidente, chiedere il suo nome o annotarsi il numero di targa.

Corte di Cassazione, sentenza n. 745 del 14 gennaio 2011