Sentenze

Ai fine della cessazione dell'obbligo di mantenimento del genitore non convivente separato o divorziato, il raggiungimento dell'autosufficienza economica del figlio deve consistere nella percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita, valutata in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato, quale deve intendersi il compenso corrisposto al medico specializzando, in dipendenza di un contratto di formazione specialistica pluriennale.

Tale contratto infatti non è equiparabile ad una borsa di studio, ma ad un vero e proprio rapporto lavorativo e formativo

(Cassazione Civ., Sez. I, Sent. 22.05.2014 n. 11414)

L'accertamento e la liquidazione del credito spettante al lavoratore per differenze retributive devono essere effettuati al lordo sia delle ritenute fiscali, sia di quella parte delle ritenute gravanti sul lavoratore. Infatti, quanto a queste ultime, al datore di lavoro è consentito procedere alle ritenute previdenziali a carico del lavoratore solo nel caso di tempestivo pagamento del relativo contributo

(Tribunale di Mantova, Sez. Lavoro, Sent. 03.06.2014 n. 98)

Al fine di poter considerare - ai sensi del R.D.L. 19 ottobre 1923, n. 2328, art. 17 - come lavoro effettivo la metà del tempo impiegato dal lavoratore dipendente di una società di pubblici servizi di trasporto in concessione per recarsi, "senza prestare servizio, con un mezzo gratuito di servizio in viaggi comandati da una località all'altra per prendere servizio o fare ritorno a servizio compiuto", è necessario che non vi sia coincidenza del luogo di inizio con quello di cessazione del lavoro giornaliero e che tale circostanza sia determinata non da una scelta del lavoratore, bensì, in via esclusiva, da una necessità logistica azioendale, rimanendo irrilevante l'uso del mezzo gratuito di servizio da parte del lavoratore o che quest'ultimo si rechi al lavoro con un mezzo proprio ovvero con mezzi pubblici od anche a piedi

(Cassazione Civ., Sez. Lavoro, Sent. 24.04.2014 n. 9301)

Nella controversia tra l'assicurato e l'assicuratore della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli, avente ad oggetto il pagamento dell'indennizzo, l'eccezione di incapienza del massimale è un'eccezione in senso lato, come tale rilevabile anche d'ufficio, ma pur sempre a condizione chel'assicuratore abbia tempestivamente allegato e provato - con la forma prescritta dall'art. 1888 c.c. - l'esistenza del fatto costitutivo di essa, ovvero l'esistenza ed il contenuto della reltiva clausola

(Cass. civ., Sez. III, Sent. 13.06.2014, n. 13537)

Quando ad un intervento di chirurgia estetica consegua un inestetismo più grave di quello che si mirava ad eliminare o ad attenuare, all'accertamento che di tale possibile esito il paziente non era stato compiutamente e scrupolosamente informato consegue ordinariamente la responsabilità del medico per il danno derivatone, quand'anche l'intervento sia stato correttamente eseguito.

(Cass. civ., Sez. III, Sent. 06.06.2014, n. 12830)

In materia di ripartizione dell'onere della prova nell'ambito delle azioni di accertamento negativo del credito bancario, i principi generali sull'onere della prova trovano applicazione indipendentemente dalla circostanza che la causa sia stata instaurata dal correntista-debitore con azione di accertamento negativo, con la conseguenza che anche in tale situazione sono a carico della banca-creditrice, convenuta in accertamento, le conseguenze della mancata dimostrazione degli elementi costitutivi della pretesa.

In particolare, il limite temporale dell'obbligo di tenuta delle scritture contabili non opera per il contratto relativo all'apertura di c/c bancario in quanto quest'ultimo non costituisce documentazione contabile, bensì, ai sensi dell'art. 117, co. 1 e 3 T.U.B., prova scritta richiesta ad substantiam ed a pena di nullità dell'esistenza del rapporto di c/c bancario e deve indicare il tasso di interesse ed ogni altro prezzo o condizioni praticati.

(Trib. Lecce, Sent. 30.06.2004, n. 3072)

Ai fini della configurabilità del mobbing lavorativo devono ricorrere molteplici elementi: a) una serie di comportamenti di carattere persecutorio - illeciti o anche lecitti se considerati singolarmente - che, con intento vessatorio, siano posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo, direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto o anche da parte di altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi; b) l'evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente; c) il nesso eziologico tra le descritte condotte e il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integraità psicofisica e/o nella propria dignità; d) il suindicato elemento soggettivo, cioè l'intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi.

Ne consegue che nel caso si contesti l'illegittimità del licenziamento delineando il carattere vessatorio del comportamento datoriale, non soltanto ai fini risarcitori, occorre che il ricorso introduttivo della causa contenga allegazioni specifiche o prove (anche presuntive) circa gli avvenimenti ed i comportamenti denunciati come persecutori, il collegamento tra la condotta datoriale ed il successivo provvedimento espulsivo, in particolare, sulla nullità del licenziamento quale culmine di un comportamento vessatorio, pretestuoso e ritorsivo del datore di lavoro.

(Cass. civ., Sez. Lavoro, Sent. 25.09.2014 n. 20230)

In tema di infortunio in itinere, occorre, per il verificarsi dell'estensione della copertura assicurativa, che il comportamento del lavoratore sia giustificato da un'esigenza funzionale alla prestazione lavorativa, tale da legarla indissolubilmente all'attività di locomozione, posto che il suddetto infortunio merita tutela nei limiti in cui l'assicurato non abbia aggravato, per suoi particolari motivi o esigenze personali, la condotta extralavorativa connessa alla prestazione per ragioni di tempo e di luogo, interrompendo così il collegamento che giustificava la copertura assicurativa.

Pertanto, il rischio elettivo, escludente l'indennizzabilità e che postula un maggior rigore valutativo, rispetto all'attività lavorativa diretta, implica tutto ciò che, estraneo e non attinente all'attività lavorativa, sia dovuto a scelta arbitraria del lavoratore, che abbia volutamente creato, ed affrontato, in base a ragioni ed impulsi personali, una situazione diversa da quella inerente la sua attività lavorativa e per nulla connessa ad essa. l'uso del mezzo proprio, con l'assunzione degli ingenti rischi connessi alla circolazione stradale, deve essere valutato dunque con adeguato rigore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio di incidenti. (Nella fattispecie, la Corte stabiliva che l'uso del mezzo proprio non era necessitato sulla base dei seguenti rilievi: tramite consulenza tecnica d'ufficio era accertato che, tra abitazione e luogo di lavoro, vi era la distanza di 900 metri e di 70 metri dalla fermata dell'autobus all'ingresso della ditta ed era stata altresì verificata l'esistenza di un servizio di linea "con partenze mattutine alle ore 7.05 e 7.55 con percorrenza del tragitto in circa 3 minuti". La Corte altresì valutava che, "data la media età lavorativa e la mancata allegazione di problemi fisici o di salute, il tragitto non superiore al chilometro era comodamente percorribile anche a piedi senza eccessivo dispendio di energie fisiche").

Cass. civ., Sez. Lavoro, Sent. 20.10.2014, n. 22154