Sentenze

Nel caso di danno alla persona subìto dall'allievo di una scuola di sci a seguito di caduta, la responsabilità della scuola ha natura contrattuale e pertanto, ai sensi dell'art. 1218 c.c., al creditore danneggiato spetta solo allegare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre grava sulla controparte provare l'esatto adempimento della propria obbligazione, ossia l'aver vigilato sulla sicurezza ed incolumintà dell'allievo nel tempo in cui questi fruiva della prestazione scolastica, dimostrando che le lesioni subite siano state conseguenza di circostanze autonome e non imputabili alla scuola.

Tale prova può essere data anche a mezzo di presunzioni e solo se la causa resta ignota il sistema impone che le conseguenze patrimoniali negative restino a carico di chi ha oggettivamente assunto la posizione di inadempiente. (nel ribadire il principio, la S.C. ha negato la responsabilità della scuola di sci perchè, tenendo conto della peculiarità dell'insegnamento impartito e del comune dato d'esperienza che non è possibile imparare a sciare senza cadere, era stato accertato che la causa della lesione subita dal minore era dovuta alla circostanza che l'allievo aveva perso l'equilibrio, cadendo indietro e sedendosi sulle code degli sci, senza che gli attacchi di sicurezza potessero aprirsi).

(Cass. civ., Sez. III, Sentenza 17.02.2014 n. 3612)

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, è illegittimo il licenziamento del dipendente per aver prestato attività di lavoro in favore di terzi, durante un periodo di malattia, ove l'attività di lavoro sia intervenuta in orario serale, extra lavorativo, al penultimo giorno di assenza per malattia; la società datrice non abbia dimostrato l'esistenza di un pregiudizio o ritardo nella guarigione del dipendente, connesso all'espletamento dell'attività di lavoro e non si sia in alcun modo realizzata alcuna violazione delle disposizioni in tema di concorrenza, in considerazione della natura delle mansioni ascritte al lavoratore, la cui condotta è pertanto insuscettibile di essere scrutinata alla luce del dettato normativo di cui all'art. 2105 c.c..

(Cassaz. civ., Sez. lavoro, Sentenza 22.10.2014 n. 22386)

Secondo il Tribunale di Firenze, il furto di effetti personali dall'armadietto di un centro sportivo deve essere risarcito dal gestore della struttura anche se nel contratto, firmato all'atto dell'iscrizione, sono presenti clausole di esonero della responsabilità.

Ciò in quanto il gestore del centro sportivo, così come l'albergatore (ma con obblighi più limitati), è tenuto ad offrire, ai propri utenti, un servizio di custodia degli oggetti personali che il cliente porta normalmente con sè (o meglio, degli oggetti di cui è opportuno liberarsi per il miglior godimento della prestazione).

Il deposito di tali oggetti, infatti, è un servizio necessario - e strettamente collegato al contratto con la palestra - per far godere pienamente all'utente gli altri servizi sportivi acquistati.

(Tribunale di Firenze, Sentenza n. 2240/2014)

Secondo il Tribunale di Taranto, la tutela del consumatore importa che qualora esista un collegamento negoziale tra l'acquisto di un bene ed il finanziamento richiesto per quest'ultimo (come avviene quando il consumatore compila il modello della richiesta di finanziamento presso il venditore del bene) e la consegna del bene non avvenga, ricorre l'ipotesi di grave inadempimento ex art. 1455 c.c. che, colpendo la causa del contratto di vendita, non può che riversarsi sulla causa del finanziamento, con la conseguenza che il consumatore potrà opporre l'exceptio inadimplenti non est adimplendum (ovvero agire per la risoluzione e la restituzione degli importi pagati) a prescindere dall'esistenza di un accordo di esclusività.

(Tribunale di taranto, Sez. II, Sent. 05.02.2015 n. 392, conforme a Corte di Giustizia Europea, Sent. 23.04.2009)

E' del Tribunale di Roma la prima sentenza (Sez. I, 3.12.2015, n. 23771) italiana che applica i principi elaborati dalla Corte di Giustizia Europea sul diritto all'oblio, con riferimento alla necessità di verificare se l'interessato abbia diritto a che l'informazione riguardante la sua persona non venga più collegata al suo nome da un elenco di risultati visibili al pubblico a seguito di una ricerca effettuata a partire dal suo nome. 

La terza sezione civile della Cassazione, partendo dalla Direttiva Comunitaria 87/102/CEE del 22.12.1986, come interpretata dalla Corte di Giustizia Europea con la sentenza del 23.04.2009 emessa nella causa C-509/07, e trovando conferma nella successiva evoluzione legislativa, attualmente in vigore, ha ravvisato negli artt. 121 e 124 del D.Lgs. 01.09.1993, n. 385, testo originario, tra i contratti di credito al consumo finalizzati all'acquisto di determinati beni o servizi ed i contratti d'acquisto dei medesimi, un collegamento negoziale di fonte legale, che prescinde dalla sussistenza di una esclusiva del finanziatore per la concessione di credito ai clienti dei fornitori.
Conseguentemente, in caso di ritardata o mancata consegna, l'acquirente può legittimamente liberarsi dall'obbligo del pagamento della finanziaria, a precindered al datto che il contratto di finanziamento sia stato o meno suggerito dal venditore
(Cass. civ., Sez. III, Sent. 7 luglio-7  settembre 2016, n. 19000) 

In caso di incidente sul lavoro verificatosi nel corso di un contratto di prestazione d'opera, non scatta automaticamente la responsabilità del committente. 
La Cassazione, dopo aver ricordato che "La responsabilità del committente è espressamente prevista dalla normativa di settore (prima, il d.lgs. n. 626 del 1994, art. 7; ora trasfuso sostanzialmente nel d.lgs. n. 81 del 2008, art. 26)", ha precisato che "con riferimento ai lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto o di prestazione d'opera, come nel caso in esame, è, pertanto vero che il dovere di sicurezza è riferibile, oltre che al datore di lavoro (di regola l'appaltatore, destinatario delle disposizioni antinfortunistiche), anche al committente, con conseguente possibilità, in caso di infortunio, di intrecci di responsabilità, coinvolgenti anche il committente medesimo. È, però, altrettanto vero che tale principio non può essere applicato automaticamente, non potendo esigersi dal committente un controllo pressante, continuo e capillare sull'organizzazione e sull'andamento dei lavori. In questa prospettiva, per fondare la responsabilità del committente, non si può prescindere da un attento esame della situazione fattuale, al fine di verificare quale sia stata, in concreto, l'effettiva incidenza della condotta del committente nell'eziologia dell'evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per l'esecuzione dei lavori". 
In particolare, "vanno considerati: la specificità dei lavori da eseguire (diverso, in particolare, è il caso in cui il committente dia in appalto lavori relativi ad un complesso aziendale di cui sia titolare, da quello dei lavori di ristrutturazione edilizia di un proprio immobile, come nel caso in esame); i criteri seguiti dal committente per la scelta dell'appaltatore o del prestatore d'opera (quale soggetto munito dei titoli di idoneità prescritti dalla legge e della capacità tecnica e professionale proporzionata al tipo di attività commissionata ed alle concrete modalità di espletamento della stessa); l'ingerenza del committente stesso nell'esecuzione dei lavori oggetto dell'appalto o del contratto di prestazione d'opera; nonché la percepibilità agevole ed immediata da parte del committente di eventuali situazioni di pericolo (v. in tal senso, Sezione IV, 8 aprile 2010, n. 150811)". 
(Corte di Cassazione - Sezione Quarta Penale, Sentenza 30 gennaio 2012, n. 3563)