Per la seconda Sezione Penale della Cassazione, “in un diffuso contesto di difficoltà di reperimento di impiego, l’imprenditore che prospetta, quale condizione per l’assunzione, l’accettazione delle condizioni lavorative non corrispondenti a quanto stabilito dalle norme giuslavoristiche, pone in essere una minaccia rilevante ai sensi dell’art. 629 c.p., a nulla rilevando la legittimità della forma (contratto), posto che anche uno strumento previsto dal diritto può essere impiegato per ottenere un profitto ingiusto (forza lavoro a costo irrisorio) con altrui danno. In tal guisa vengono ricondotti alla volontà dell’agente sia il male consistente nell’accettazione della richiesta, sia il fattore esterno ed indipendente coincidente con le condizioni del mercato del lavoro, cui lo stesso non ha mai contribuito” (Cass. Pen., Sez. II, 5 ottobre 2007 n° 36642)